L’Eroina di Monongah

Nata a Domegge di Cadore il 21 novembre 1864, il suo nome è poco noto nel Bellunese. La ricordano con affetto, invece, negli Stati Uniti, in un piccolo villaggio del West Virginia di nome Monongah. Qui, il 6 dicembre del 1907 avvenne il più grave disastro minerario della storia americana, con 361 vittime ufficiali. Tra queste, 171 emigrati italiani.

Uno di loro era Vittorio Da Vià, marito di Catterina De Carlo, la vedova celebrata negli States per aver eretto la “collina dell’amore”.

Dopo la scomparsa del coniuge, per ventinove anni la quotidianità di Catterina fu scandita da un rito: ogni giorno percorreva oltre tre miglia di strada e si recava alla miniera teatro della tragedia, dove prelevava un sacco di carbone che poi svuota davanti alla propria abitazione. Diceva di farlo per «alleggerire il peso che lì sotto dovevano sostenere i suoi morti».

Rimasta sola a badare ai cinque figli, riuscì a garantir loro una vita più che dignitosa, battendosi al fianco delle altre donne affinché la causa del loro dolore non cadesse nell’oblio.

E così nel tempo, sacco dopo sacco, alleggerimento dopo alleggerimento, si formò la popolare collina, simbolo di amore e di denuncia per quanto accaduto il 6 dicembre. Pare che più volte i responsabili del sito minerario abbiano cercato di negarle l’accesso al luogo dell’incidente, arrivando ad accusarla di appropriazione indebita. Ma non fu solo questo a rendere Catterina l'”Eroina di Monongah”, come recita il monumento inaugurato in West Virginia nel 2007 (in occasione del centenario del disastro) e dedicato alle vedove e agli orfani di tutti i minatori.

Rimasta sola a badare ai cinque figli, riuscì a garantir loro una vita più che dignitosa, battendosi al fianco delle altre donne, vedove e madri, affinché la causa del loro dolore – la sciagura nelle gallerie 6 e 8 della Fairmont Coal Company – non cadesse nell’oblio.

La fiamma che animava la tenacia di Catterina si spense il 9 agosto del 1936, ma il suo ricordo continua ad ardere oltreoceano.

Per la sua instancabile opera e per il valore della sua testimonianza, nel 2012 l’Ugl (l’Unione Generale del Lavoro) le conferì una medaglia d’oro, in memoria di “Una meravigliosa e coraggiosa Donna italiana”, medaglia recapitata negli Stati Uniti al nipote James Davià, il cui cognome, pur trasformato in versione “americana”, rimanda ancora al luogo da cui questa storia ebbe inizio.

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