Luigino Moro. In giro per il mondo sulle due ruote

Luigino al Tour de France del 1981
Luigino al Tour de France del 1981

La mia storia da giramondo è iniziata negli anni ‘70 tramite le biciclette, con il Veloce Club Enal Belluno. Io abitavo a Carfagnoi di Trichiana e un amico – Ivo Battiston – mi ha chiesto se volevo iniziare a correre in bici. In quegli anni non si andava molto in giro e lui mi ha detto: «Dai, che andiamo in giro tutte le domeniche». Quella è stata la molla e così, attraverso lo sport, ho iniziato ad andare un po’ fuori dal Bellunese. Dopo essere riuscito a ottenere dei buoni risultati da dilettante, sono passato tra i professionisti, dove ho gareggiato tra il ‘79 e l’82 disputando due Tour de France, un Giro d’Italia, una Vuelta di Spagna e le varie gare di stagione. Alla fine del 1982 ho deciso di smettere di correre e per me è iniziata una nuova carriera come fisioterapista. Dopo ovviamente il periodo di studio e formazione alla Scuola Massaggi di Forlì, nel ‘90 ho cominciato a rigirare il mondo in questa nuova veste, prima con i dilettanti e poi con le squadre professionistiche, a cominciare dalla Italbonifiche nel 1993. Poi la Carrera, la MG e tra il 1997 e il 1998 sono stato alla Mercatone Uno, dove gareggiava Marco Pantani. Poi ho fatto parte della Mapei, della Fassa Bortolo, della CSC, della Liquigas, fino alla Nazionale con Davide Cassani.

Ho avuto modo, grazie al mio lavoro, di vedere il mondo e nel farlo mi sono anche divertito.

Oltre ai massaggi e alla fisioterapia per le diverse problematiche fisiche, il nostro ruolo prevede che ci occupiamo anche dei rifornimenti agli atleti. Una volta dovevamo fare pure i menù e spesso controllare perfino le cucine degli hotel, mentre adesso finalmente sono arrivati i nutrizionisti, i cuochi e altre figure di supporto, così possiamo dedicare più tempo alle nostre mansioni.
Gli episodi che ricordo con grande piacere sono molti: la collaborazione con Michele Bartoli dal 1999 al 2004, i diversi Mondiali, ai quali dal ‘99 fino ad oggi ho sempre partecipato, le Olimpiadi del 2000 e del 2004 come massaggiatore degli azzurri – ad Atene Bettini vinse l’oro -, ma in particolare il periodo in cui ho lavorato con Marco Pantani è stato molto intenso e nel ‘98, quando ha vinto Giro e Tour, ho avuto la più grande soddisfazione. Era da tempo che non si ottenevano risultati di così alto livello. Pantani era un ragazzo molto semplice, che purtroppo si è lasciato condizionare troppo da certe amicizie che arrivano con il successo. Le vicissitudini avute con lui sono cose che ti segnano, anche perché ti rendi conto che non puoi farci niente, non puoi cambiare le cose.
Il ciclista che in questi anni mi ha impressionato più di tutti, però, è Peter Sagan, uno di quei campioni che nascono solo una volta ogni tanto. Poi Bugno è stato un grande, così come Johan Museeuw. Sono corridori che hanno segnato un bel po’ di storia.

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