Un fià di storia di Giovanni Battista Fontanella

La famiglia Fontanella
La famiglia Fontanella

Il primo ad arrivare in Brasile fu Gio Batta Fontanella, il fratello di Giovanni Battista. Giuntovi nel 1879 scrisse una lettera in Italia al padre Domenico. Nella lettera gli diceva di partire per il Brasile, dove c’erano tante terre e opportunità di lavoro. Dunque Giovanni Battista Fontanella, che abitava a Pirago, nel 1882, all’età di 11 anni, emigrò in Brasile con suo padre, la matrigna Giacoma Damian Preve (Domenico era vedovo di Catarina Bez e si risposò con Giacomina Damian, anch’essa vedova, unendo le due famiglie) e i fratelli Angelo (16 anni) e Lucia (17 anni).

Attraversarono l’Atlantico (“36 giorni di macchina e vapore”) in cerca di una nuova opportunità in America, quella “lunga e larga”.

In Italia rimase una sorella già sposata. Come avvenne agli altri emigranti, anch’essi lasciarono la loro patria, i loro vicini, gli amici e un po’ della loro anima.
Il primo posto dove si fermarono fu Rio Maior, una località della città di Urussanga, nello Stato di Santa Catarina. Successivamente si trasferirono e andarono a vivere in centro ad Urussanga, in terre acquisite dalla famiglia Bez Batti.
Giovanni Battista si sposò con Maria Bez Fontana, figlia di Giacomo Bez Fontana, un’emigrata da Igne che trovò posto nel “nuovo mondo” nella località di Rio America Baixo, nella città di Urussanga. Un posto benedetto, dove il legno, la segheria, le piantagioni e le bestie (maiali, mucche, galline) rappresentavano la fonte di sostegno economico. Dopo il matrimonio con Maria, Giovanni imparò i segreti della carpenteria. La sua prima opera fu un “tripie”, un piccolo banco con tre piedi. Da semplice allievo, nel tempo divenne un maestro costruttore di chiese.
La chiesa madre “Santa Maria Immacolata”, l’opera più bella e il grande simbolo della città di Urussanga, ha il lavoro delle sue mani. La città di Urussanga gli ha reso omaggio il 15 Agosto 1953, apponendo sulla facciata della chiesa una targa con il suo nome, in segno di riconoscenza e gratitudine.

La coppia ebbe 14 figli, due dei quali sfortunatamente morirono ancora bambini, vittime dell’influenza spagnola.

Mentre Giovanni faceva il muratore, Maria faceva il casaro e i suoi prodotti divennero famosi nella regione. Era molto religiosa, pregava sempre la Madonna del Caravaggio, nutrendo la speranza di un mondo migliore e più promettente.
Per tanti anni Maria, dopo la messa della domenica, fu solita andare alla birreria della famiglia Damian, che si trovava in piazza Anita Garibali, nel centro della città, a prendere delle birre. Riempiva la “derla” e le portava a casa.
Per ciascun figlio, in occasione del matrimonio, Giovanni e Maria, con tanto sacrificio e lavoro, riuscirono a lasciare un buon pezzo di terra e le attrezzature, i primi passi per garantire loro un futuro.

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