Uno scatto fotografico ci restituisce un momento di convivialità di alcuni emigranti italiani in Francia, negli anni ’20 del secolo scorso, accomunati dalla stessa professione di scalpellini.
Si tratta di una cartolina postale spedita da Marco Perot, di Santa Giustina, alla propria famiglia.
Gli scalpellini sono per la maggior parte provenienti da Santa Giustina, di questi possiamo riconoscere Marco Perot, il secondo da sinistra, nella fila centrale senza cappello e Bortolin (non è noto il nome di battesimo) di Salzan (una frazione di Santa Giustina).
Sul retro della cartolina postale Marco Perot scrive ai propri cari: “Sempre in ricordo / degli amici pure mando / a voi cuesta mia / figlio Marco Perot”.
L’emigrazione bellunese aveva una lunga tradizione di mobilità verso l’Europa centrale e occidentale. Già nell’Ottocento erano molto diffusi i mestieri legati all’edilizia e alla lavorazione della pietra: muratori, capimastri, tagliapietre e scalpellini.
Il periodo successivo alla guerra costituisce un momento particolare. La Francia aveva subito enormi distruzioni durante la Prima guerra mondiale e negli anni Venti si aprì una forte domanda di manodopera straniera, soprattutto nei settori dell’edilizia, dell’industria e dei lavori di ricostruzione. Per un bellunese specializzato nella lavorazione della pietra, quindi, la Francia poteva rappresentare una destinazione particolarmente interessante: non si partiva necessariamente come semplice manovale, ma si poteva essere reclutati proprio in virtù di una competenza professionale maturata nel Bellunese.
(Per gentile concessione di Marco Perot).
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