Un giardiniere alla Cornell University di Ithaca

di Jacopo De Pasquale

Molto spesso dimentichiamo che la storia non è fatta solo da importanti personaggi o grandi eventi, ma anche dalle innumerevoli piccole esistenze che hanno costellato ogni epoca, non lasciando, a volte, alcuna traccia riconoscibile del loro passaggio. Quante persone, costrette dalle circostanze a scelte drastiche, a dolorose separazioni, sono state dimenticate non appena parenti e conoscenti sono a loro volta scomparsi? Ecco, la ricerca storica serve anche a questo: a dare voce all’inascoltato, per restituire dignità e spazio a coloro che, purtroppo, sono caduti nell’oblio. 

Rifletto su questi temi mentre scorro l’elenco delle persone giunte a Ellis Island il 5 aprile 1913 con la nave Taormina. Su quel transatlantico era salito, nel porto di Napoli, il 26 marzo 1913, il mio bisnonno materno, Agostino Campagna. Agostino è sempre stato, in famiglia, un personaggio avvolto nel mito e nel mistero. Padre di Orlando, l’unico dei miei nonni che non ho conosciuto, era morto nell’agosto del 1925 negli USA. Poche le notizie racimolate da mia madre. Era partito da Carpineto Romano a causa delle enormi difficoltà economiche che travagliavano nel dopoguerra l’Italia. Come tanti altri in cerca di fortuna nel Nuovo Continente. Come tanti altri, mai più tornato in patria, era morto laggiù, ad Ithaca, nello stato di New York, per un tumore alla gola.

Di lui restava una foto con l’abito della domenica e una lettera piena di amore per sua moglie Emma, la mia bisnonna. Niente altro, se non che, a detta di mio nonno Orlando, lavorava come giardiniere in una università locale e che aveva tentato, ripetutamente, di convincere la moglie a seguirlo. Lei però non acconsentì mai, a causa dei genitori anziani e bisognosi di cure. La sua vicenda mi aveva colpito. Partito per le lontane Americhe quando il figlio aveva pochi mesi, l’ho sempre immaginato come una persona vissuta sola e morta lontana da chi gli voleva bene e dalla sua amata terra. 

Agostino Campagna, a sinistra

Ma ecco che la fortuna, la passione per le antiche carte e soprattutto una amicizia nata tramite “Bellunesi nel Mondo” mi hanno consentito, almeno in parte, di disvelare altri aspetti di questa vicenda famigliare. Grazie alle scansioni dei documenti di accettazione al momento dello sbarco, presenti sul sito di Ellis Island, ero già riuscito ad appurare che Agostino non era partito da solo, ma con un suo cognato, tale Luigi Battisti, fratellastro della moglie Emma. Con loro erano presenti molti altri carpinetani, e questo mi ha indotto a ragionare sull’enorme importanza, in quegli anni, del fenomeno dell’emigrazione dalle regioni del Sud Italia.

Grazie ad altre ricerche online sono riuscito a scoprire che, ad Ithaca, vi erano moltissimi carpinetani, oltre duecento, che festeggiavano il santo patrono del paese, Sant’Agostino, e che avevano fondato un’associazione, “la Semprevisa”, a ricordo del monte che si staglia, assieme al Capreo, a ridosso del piccolo paese sui Monti Lepini. Giunto a questo punto della ricerca mi trovavo però in un’impasse: altre notizie non erano reperibili.

Ma il fortunato incontro, tramite “Bellunesi nel Mondo”, con Michela Zannini, bellunese abitante a Boston, patita di ricerche genealogiche, ha dato inaspettatamente, da oltre oceano, un nuovo impulso a questa mia piccola indagine. La prima notizia certa scaturita dalla sua ricerca si ricava da un documento che conferma il servizio svolto da Agostino presso l’università di Ithaca, la famosa Cornell University, fondata nel 1865, uno dei primi atenei americani a bandire pregiudizi di tipo razziale: proprio alla Cornell University si laureò, infatti, la prima donna di origine africana della storia degli Stati Uniti d’America.

Ma la notizia decisiva, ancora frutto del puntuale lavoro di Michela, emerge da un confronto tra l’archivio online, denominato Find The Grave, e i dati dell’ufficio Anagrafe del Comune di Carpineto: si tratta di un possibile riscontro nel Calvary Cemetery di Ithaca. L’intuizione è stata quella di verificare anche possibili errori di trascrizione del nome: è così che Agostino Campagna sarebbe diventato Agustaoi Camcagnio. 

Ad oggi, purtroppo, la tomba non è stata ancora rintracciata, visto il numero enorme di defunti presenti nei registri della parrocchia dell’Immacolata Concezione di Ithaca, ma non demordiamo. Nelle ultime settimane un costante scambio di mail, con annesse ricerche archivistiche, grazie anche alle più innovative banche dati, sta portando alla luce molte notizie altrimenti impossibili da recuperare a causa della distanza e della lingua. Ma non servono anche a questo le fonti archivistiche, oltre che a raccontare la “grande” storia? Storia che, disciplina essenzialmente democratica, se raccontata e disvelata con passione e competenza, può conferire dignità e luce a tante piccole vicende dimenticate, come quella di Agostino Campagna. 

P.s.: qualora ci fossero notizie sull’individuazione della sepoltura, sarà nostra cura informarne gli appassionati lettori.

Una cartolina d’epoca di Carpineto

Vista della McGraw Tower con Uris Library, Morrill Hall e il Lago Cayuga, di Dantes De Montecristo, con Licenza Creative Commons

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