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Fortunato Campigotto: emigrante, alpino, artista

primo piano di Fortunato Campigotto

Nel nostro Museo interattivo delle Migrazioni fa bella mostra di sé una scultura in bronzo che rappresenta il mondo sostenuto da due mani e vuole simboleggiare diversi aspetti dell’emigrazione, quali l’andata, il ritorno, la frattura generazionale, l’attaccamento al paese natio, le vittime sul lavoro; è dono delle famiglie bellunesi della Svizzera in occasione del loro trentesimo anniversario di costituzione ed è stata realizzata dall’artista di origine lamonese Fortunato Campigotto. 

Figlio di emigranti, Campigotto nasce nella frazione di Campigotti il 22 novembre 1941 e già all’età di 17 anni segue il padre Giacomo, muratore stagionale, a Muttenz presso Basilea. Da allora la Svizzera sarà la sua nuova Patria, mantenendo però le radici ad Arina dove egli tornerà ogni anno per le vacanze estive. Oltralpe lavora per la ferrovia svizzera e poi per una ditta edile. Nel tempo libero frequenta corsi privati conseguendo la qualifica di capomastro. Da sempre appassionato di arte, alla fine degli anni Settanta inizia a scolpire il legno da autodidatta, continuando a frequentare corsi di disegno artistico. Fortunato Campigotto esprime la sua creatività e le due doti attraverso diversi materiali, come il legno, il bronzo, il gesso, il ferro, la pietra e negli anni ha partecipato a numerosi concorsi in tutta Europa, ottenendo importanti riconoscimenti, come il Grand Prix d’Art ’84 alla Euro Galerie di Turgovia; tra le numerose esposizioni ricordiamo quelle presso la Casa d’Italia a Zurigo e l’Ambasciata d’Italia a Berna. Nella sua scultura sono quasi sempre presenti le mani, le grandi mani: fortemente aggrappate ad un globo terracqueo oppure pensosamente raccolte attorno ad un viso o ancora dolorosamente strette nella sofferenza o congiunte nella preghiera. Questa presenza, quasi ossessiva, è probabile memoria inconscia delle sue forti mani di manovale e muratore nei cantieri edili della Svizzera. Tra le sue opere presenti in provincia, oltre alla scultura nel MIM, è bene ricordare il crocifisso in legno di cirmolo esposto nella chiesa parrocchiale di Arina, nel quale Gesù è sostenuto da due grandi mani che simboleggiano gli uomini che vogliono proteggerlo, la via Crucis, sempre ad Arina, inaugurata nell’agosto 2017 (voluta dalla Famiglia Ex emigranti di Arina e per la quale l’artista ha donato le quattordici sculture raffiguranti la Passione di Gesù Cristo) e la scultura esposta nel palazzo comunale di Longarone per ricordare il disastro del Vajont. Campigotto, che era stato tra i primi soldati alpini accorsi, aveva voluto donare l’opera nel 1998, in occasione del trentacinquesimo anniversario: si tratta di un’imponente crocifissione che rievoca al contempo la tragedia del 9 ottobre di cinquant’anni fa dove vittime, case, chiesa, diga si susseguono circolarmente in un dinamico affollamento dando la sensazione, a chi osserva, che siano stati scolpiti per girarci intorno. Ancora una volta, mondo dell’emigrazione, Vajont e arte si intrecciano e diventano espressione della nostra bellunesità. Nel 2017 Campigotto ricevette un riconoscimento speciale in occasione della XVIII edizione del premio internazionale “Bellunesi che onorano la provincia di Belluno in Italia e all‘estero”, un’attestazione di stima voluta in prima persona dal nostro presidente Oscar De Bona. 

Fortunato Campigotto è venuto a mancare improvvisamente il 5 giugno 2020 a Zurigo. 

Fonte: BNM n.9/2013 e Aletheia news