Geremia scolpisce l’America

Scultore, autore di grandi complessi monumentali in marmo e in bronzo che ancora oggi decorano alcuni dei più prestigiosi palazzi pubblici in America, Geremia Grandelis fu un illustre cittadino del Comelico.

Nato a Campolongo il 10 luglio 1869, fin da bambino dimostrò il suo talento. Si narra che a soli nove anni abbia scolpito con il temperino due statute in legno alte più di un metro. Raffiguravano San Giacomo Minore e San Giacomo Maggiore.

Delle sue abilità si accorse uno scultore già affermato come Antonio Dal Zotto, che convinse il padre di Geremia a farlo studiare. Eccolo nel 1881 a Venezia a farsi le ossa nello studio dello scultore Guglielmo Michieli. Racconta Giovanni Fabbiani, nell’Omaggio a Geremia Grandelis scultore italo americano: «Di notte disegnava vignette e caricature da pubblicare in giornali e riviste, di giorno frequentava l’accademia e lo studio del suo Maestro».

Maestro che, come da tradizione, venne presto superato dall’allievo. Nel 1886 Geremia espose alla prima Biennale di Venezia e ottenne il primo premio nella sezione umoristica, proprio davanti al suo insegnante, che finì secondo. In anticipo sui “cervelli in fuga”, nel 1893 fece le valigie diretto a New York.

Nel Nuovo Mondo collezionò un successo dietro l’altro, realizzando lavori che lo resero celebre e apprezzato in tutto il Nord America: 500 teste grottesche per il Metropolitan Opera House, il teatro d’opera più grande del pianeta; le decorazioni interne e i portoni di bronzo per la cattedrale di Washington; le statue del Tempo e della Gloria per il parlamento di Ottawa, in Canada; dodici statue per la biblioteca di New York; il portale in bronzo e diverse decorazioni per quella di Filadelfia; il monumento in onore di Abraham Lincoln, sedicesimo Presidente degli Stati Uniti; i piloni monumentali per la bandiera della città di New York e tanti altri capolavori.

Morì il 2 novembre del 1929 a Perth Amboy, nel New Jersey, dove tuttora riposa accanto al figlio.

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