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La notte di Natale del 1913

Era la notte di Natale del 1913. A Calumet, un villaggio nello Stato del Michigan, la comunità italiana si era trovata per una festa in allegria. C’erano uomini – quasi tutti minatori nelle locali miniere di rame -, donne e soprattutto bambini. Per i bambini, si sa, il Natale è sempre un momento magico, atteso con ansia.

Insomma, le famiglie di emigrati si erano date appuntamento all’Italian Hall, la sede della locale Società di Mutua Beneficenza Italiana. Un’occasione perfetta per stare in compagnia, santificare le feste e sciogliere un po’ le fatiche del duro lavoro e le tensioni di quei giorni. I minatori, infatti, che da diversi mesi non percepivano il salario, avevano scioperato per far sentire la propria voce. Quella festa era proprio ciò che ci voleva.

Il palazzo della Società di Mutua Beneficenza Italiana di Calumet.

Una festa povera, per gente umile: dolci, cesti di frutta secca, qualche musicista. Ma per loro, ultimi fra gli ultimi in quell’America in cui era così difficile integrarsi, era un modo per sentirsi a casa. Si ballava, si chiacchierava, i ragazzini giocavano spensierati mentre gli adulti dimenticavano per qualche ora la nostalgia del paese lontano e i sacrifici che la quotidianità da stranieri imponeva come una sentenza.

Tutto procedeva per il meglio, fino a quando si udì gridare: «Al fuoco, al fuoco!». In un attimo si scatenò il panico. Tutti i presenti tentarono di darsi alla fuga. Tentarono, ma senza riuscirsi: qualcuno all’esterno aveva sprangato le porte. Le fiamme non c’erano per davvero, era solo uno scherzo di pessimo gusto congegnato dall’industriale del rame Charles Moyer, il presidente della Western Federation of Miners.

Moyer aveva il dente avvelenato con gli italiani per via del danno economico che il loro sciopero stava arrecando ai suoi affari. E così, per fargliela pagare, aveva assoldato dei buontemponi, che privi di qualsiasi scrupolo avevano messo in atto quel perfido piano. Provate a immaginare una stanza stipata di gente festante che all’improvviso si sente in pericolo di morte. Tutti scappano, ma le uscite sono bloccate. Il disastro è inevitabile.

E infatti, nel parapiglia persero la vita settantatré innocenti, in gran parte bambini. Ecco come la notte di Natale del 1913 a Calumet, una notte di festa e allegria, finì in tragedia. Un triste pagina della storia dell’emigrazione italiana ricordata anche dal noto cantautore Woody Guthrie, che per denunciare l’accaduto fece ciò che meglio sapeva fare, scrisse una canzone intitolata “1913 Massacre“.

Quella notte «Il pianoforte suonò un lento motivo funebre, e la città era illuminata da una fredda luna di Natale. I genitori piangevano e i minatori gemevano: “Guarda cosa ha fatto l’avidità di denaro”».