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Padre Giovanni Battista Argenta, primo sacerdote di Ana Rech

foto di padre Giovanni Battista Argenta

Giovanni Battista Argenta nacque a Murle di Pedavena il 23 luglio 1841, figlio primogenito di Giacomo e di Domenica Rento. Egli fu il primo sacerdote ad insediarsi ad Ana Rech, bairro di Caxias do Sul; a quel tempo Ana Rech non era tuttavia ancora una parrocchia, lo sarebbe diventata solo nel 1912, qualche anno dopo il completamento della chiesa parrocchiale intitolata a Nostra Signora di Caravaggio, la quale fu eretta su un terreno donato da Anna Pauletti Rech e alla cui costruzione hanno contribuito, con donazioni e ore di lavoro gratuite, molti nostri coloni bellunesi. Padre Giovanni Argenta fu consacrato sacerdote nel 1866 nella cattedrale di Feltre e fu successivamente couadiutore a Candide, Pedavena, Seren e Sorriva. Partì per il Brasile nel 1887, in compagnia della madre Domenica, delle sorelle Maria Elisabetta (1862), Maria Teresa (1867), Giovanna Vincenza (1865), del fratello diciottenne Antonio e dei nipoti Giovanni, di sette anni e Maria di due. Raggiunsero così Maria Rosa e Vincenzo Argenta, due fratelli di Giovanni Battista che già risiedevano a Caxias da qualche anno. Gli fu affidata la canonica di Ana Rech, dove rimase per circa sette anni, dopodiché fu promosso vicario a Caxias. Vi rimase fino al 1898, quando fu trasferito a San Paolo, dove operò come missionario; qui morì l’8 maggio 1915, vittima di nefrite. 

Fonte: L. Carniel “Il loro destino stava in Brasile” BNM edizioni

Giovanni Brandalise e Angela Grando

primi piano di Giova

Nell’aprile 1876, Giovanni Brandalise e Angela Grando emigrarono a Caxias do Sul con la loro figlioletta Lucia. Con loro anche i genitori di lui, Antonio e Lucia, e il fratello Odoardo, che portava con sé la seconda moglie Domenica Ceccon e il figlio Giuseppe. In Brasile Giovanni e Angela ebbero altri undici figli. Arrivarono poi nel Rio Grande anche le due sorelle gemelle di Giovanni, Angela e Maria Maddalena, con i rispettivi mariti Bartolomeo Franzoi e Giacomo Grando. Le famiglie Brandalise diedero quindi vita ad una vasta discendenza. 

Giovanni Dall’Agnol

Conosciuto come Nane pianelo per via del luogo pianeggiante su cui sorgeva la loro casa a Fastro di Arsié, Giovanni Dall’Agnol, classe 1877, emigrò in Brasile da bambino con i genitori Antonio e Domenica Dalle Mule. Si stabilirono prima a Bento Gonçalves e poi a Caxias do Sul, in un lotto della Linha Sertoria. A vent’anni Giovanni si sposò con la compaesana Regina Domenica Dall’Agnol e diede vita ad una numerosa famiglia, ebbero infatti ben 12 figli. Sono tutti presenti nella bella foto sotto, scattata nel 1921: Giovanni e Regina sono al centro con l’ultimogenita Amabile Maria; vicino a loro il primogenito Fiorello con la moglie Regina Berti e il figlio Adolfo. Tutt’attorno gli altri dieci figli: Daniel, Amadeu, Candida, Dosolina, Vitória, Josefina, João, Valentino Clemente, Cristiano Teodoro e Marcelo Bartolomeu. Giovanni morì a 82 anni, nel 1959.

Foto della famiglia di Giovanni e Regina Dall'Agnol

Maurizio Topanotti, da “esposto” all’Istituto della Pietà di Treviso a pioniere nello Stato di Santa Catarina in Brasil

Famiglia Topanotti

Da molti anni studio l’archivio della Parrocchia di Limana (Belluno) dove vivo e mi sto dedicando alle ricerche e alla catalogazione dei molti documenti in esso contenuti. È appunto grazie ad una ricerca che mi sono imbattuto in Maurizio Topanotti, che all’inizio avevo scartato come possibilità per la stranezza del cognome, non certo comune dalle nostre parti. L’insistenza da parte dei discendenti in Brasile mi ha portato ad una ricerca più accurata, dalla quale è emerso che questa persona si era effettivamente sposata a Limana nel 1889. Il cognome era strano perché gli era stato dato di fantasia al momento della nascita quale “Esposto” nato presso la filiale di Belluno e poi trasferito all’Istituto della Pietà di Treviso. Nel 1874 infatti fu creata anche a Belluno una Casa degli Esposti presso il vecchio ospedale in via Loreto ed è appunto qui che ha visto la luce Maurizio Topanotti.

Non tutti i piccoli passavano dalla ruota; come nel caso di Maurizio Topanotti. Molti di questi trovatelli sono stati cresciuti come figli naturali (“figli di anima”) all’interno delle famiglie bellunesi che li hanno accolti ed hanno permesso loro di formare una loro famiglia. È sicuramente il caso di Maurizio Topanotti, che deve essere stato allevato con molto amore dalla famiglia di Domenico Pina da Sala di Cusighe di Belluno come un proprio figlio.

Maurizio Topanotti nasce alle ore 3 antimeridiane del 15 gennaio 1866 presso l’Ospitale di Belluno, nel settore riservato agli esposti e alle gravidanze indesiderate. L’accesso all’Ospitale era tramite il portone in via Loreto a Belluno, proprio di fronte alla Chiesa di Santa Maria di Loreto.

Infatti di fronte a questa chiesa si eleva la nobile ma severa mole dell’Ospedale vecchio. Era una filiale dell’Istituto degli Esposti di Treviso aperta nel 1874 e le registrazioni delle nascite avvenivano sui libri dell’archivio della Cattedrale di Belluno, dove si trova l’annotazione della nascita di Maurizio. La madre nubile di Maurizio era Maria Toch di anni 26, figlia di Paolo da Canale d’Agordo (Belluno) e fu registrata come artigiana. Non si tratta quindi di una giovane ragazza, ma di una donna che lavorava forse da tempo nella città di Belluno e per ragioni sconosciute è rimasta incinta ed ha dovuto partorire lontano dalla propria casa di origine in questo luogo, forse anche per le proprie condizioni economiche.

Lo stesso giorno il neonato venne trasferito all’Istituto della Pietà di Treviso dove resterà meno di un mese, perché ritornerà a Belluno il 6 febbraio 1886 per essere allattato dalla balia Teresa De Pellegrin, moglie di Domenico Pina della Parrocchia di Cusighe (Belluno), abitanti nella frazione di Sala. Questa è stata una grande fortuna per il piccolo Maurizio, che gli ha assicurato la sopravvivenza, ma anche la possibilità di tornare e crescere nella terra dove era nato. Inoltre, quello che i discendenti devono sapere è che la madre di Maurizio proveniva da Canale d’Agordo, questo bellissimo paese in mezzo alle Dolomiti dove è nato anche Albino Luciani, poi diventato Papa con il nome di Giovanni Paolo I. È quindi una terra benedetta ed importante per tutti i Topanotti del Brasile.

Maurizio cresce e viene educato dalla famiglia Pina e conosce Luigia Scagnet da Limana, forse per ragioni di lavoro come operaio, chiamato a lavorare in quei luoghi. Si sposano, come da consuetudine, nella chiesa della parrocchia di residenza della sposa, a Limana il 27 novembre 1889.
Nei nostri archivi non si è trovata notizia della partenza di Maurizio e Luigia per il Brasile, che deve essere avvenuta poco tempo dopo il loro matrimonio. Sono sicuro che la famiglia Topanotti del Brasile è in grado di ricostruire la storia del loro antenato da questo momento in poi.

I discendenti di questi capostipiti, come Maurizio Topanotti, devono essere molto orgogliosi delle loro origini e soprattutto del fatto che discendono da un atto di amore e di solidarietà, non molto comune al giorno d’oggi, pur nel benessere che ci circonda.

Negli anni difficili della fame, dell’ignoranza e della carestia, in tutta la Val Belluna molte famiglie numerose e con pochi mezzi hanno aperto la loro casa ed il loro cuore a queste sfortunate creature, dando loro una educazione ed un futuro. Un futuro che ha visto in alcuni casi uno sviluppo straordinario, trapiantando le radici in una terra nuova all’altro lato dell’oceano. La pianta sana ha dato frutto ed ha trasmesso attraverso la fertile terra del Brasile, che l’ha accolta, la storia, l’identità e l’amore di quella Italia sempre rimasta nel cuore, anche di chi, oggi, portando con orgoglio quel cognome, non conosce ancora. Belluno li saluta e manda loro un grande abbraccio nella speranza di poterli abbracciare di persona il giorno che vorranno conoscere la terra di origine del loro antenato Maurizio.

Giorgio Fornasier

P.S. A seguito di questo articolo, un contatto in Brasile mi informa che dovrebbero essere circa 1.800 i discendenti di questo unico capostipite. Tutto questo è straordinario, dopo aver letto la storia!

La famiglia Nesello. Dal Bellunese al Brasile. Un viaggio di sola andata

Il capitello dedicato ad Augusta
Il capitello dedicato ad Augusta

Quella della famiglia Nesello è una storia-simbolo dell’emigrazione, che tocca diversi luoghi: Sospirolo, San Gregorio nelle Alpi (in Italia) e Otavio Rocha, Nova Prata e Faxinal do Soturno (in Brasile). Territori distanti tra loro, geograficamente, ma non per i legami parentali che si intrecciano a partire da metà Ottocento fino a oggi.
La storia parte dal bisnonno Norberto (nato il 6 agosto 1822); esposto, da Venezia, presso l’orfanatrofio del Pio Ospedale della Pietà – oggi S. Maria in Riva degli Schiavoni – viene accompagnato a Sospirolo in casa della famiglia di Domenica e Matteo Cadore il 27 agosto 1822, come è possibile leggere negli archivi della Parrocchia sospirolese. Norberto si sposa il 23 febbraio 1846 con Maria Mioranza e ha cinque figli, nati a Sospirolo, prima di rimanere vedovo. Nel 1854 Norberto sposa a S. Gregorio, in seconde nozze, Maria Caterina Cassol, da cui ha dieci figli. Si sposerà una terza volta, ma non avrà figli.
Dei quindici figli, avuti dai primi due matrimoni, ne restano in vita dieci; di questi, quattro uomini (Giovanni, Pietro Felice, Felice Francesco, Norberto) e quattro donne (Maria Apolonia, Anna Maria, Augusta, Libera Maria) emigreranno in Brasile, mentre due figli (Felice Antonio e Domenico Felice) restano a S. Gregorio.

luglio 1858; si sposa il 23 settembre 1875 con Domenico Bortoluzzi, da cui ha due figli: Paolo Domenico Tiziano (n. 1880) e Elisa Maria (n. 1882). Nel 1883 la coppia fu costretta ad emigrare a Nova Treviso (quarta colonia) e qui divenne una delle tre famiglie fondatrici della località. Augusta purtroppo fu sfortunata: incinta, trovò la morte il 1° dicembre 1885 sotto una pianta che il marito stava tagliando per disboscare.

La storia della famiglia Nesello è stata ricostruita, dopo 43 anni di ricerche, da Gianpietro Nesello, nipote di Domenico Felice, e dalla moglie Paola. Paola, Gianpietro e il fratello Berto Nesello sono stati per la prima volta in Brasile (a Caxias do Sul-Otavio Rocha) nel 1974 con l’Associazione Bellunesi nel mondo; in quell’anno Gianpietro ritrova la generazione di sei parenti (quattro uomini e due donne). Nel 2008, per mezzo di Tania ed Ervino Nesello – discendente del bisnonno Norberto, rettore dell’Università di Londrina e autore del libro contenente il primo albero genealogico della famiglia Nesello –, ritrova a Nova Prata la discendenza da parte di Libera Maria (terza donna ritrovata). Il cerchio si stringe sempre più nel 2014, grazie all’aiuto di Jardelino Menegat della Congregazione La Salle, dal quale Gianpietro viene a sapere dove si trova Nova Treviso: oggi è località Santa Maria, a Faxinal do Soturno, ed è il luogo dove emigrò Augusta (l’ottava persona mancante, la quarta donna). Nel 2015, proprio a Faxinal do Soturno, Gianpietro e Paola (con Ervino, Tania, Jurandir Nesello) incontrano Avida Brondani, presidente della Società Italiana di Faxinal, e con lei ritrovano la discendenza da parte dei Bortoluzzi (in quell’occasione si va a conoscere la 95enne Cecilia, figlia di Paolo, e Zair Ceretta, figlio di Cecilia) e dei Dal Molin (Elisa Maria Bortoluzzi sposò un Dal Molin).
Nel 2017 Gianpietro è tornato a Faxinal dove, durante un pranzo con una cinquantina di persone tra parenti e amici, ha saputo dell’esistenza di una cappella dedicata proprio ad Augusta, che si trova a Novo Treviso. Augusta, infatti, fu omaggiata all’epoca in quanto era la prima persona lì scomparsa, a seguito dell’emigrazione. Non solo: in un bosco poco distante, tra alti campi di soia, si trova la sepoltura di Augusta, segnata da una croce in ferro, dove ancora oggi, a distanza di oltre 130 anni, qualcuno porta dei fiori; fu sepolta qui perché all’epoca non vi era il cimitero. Sulla lapide, voluta probabilmente da un padre per il centenario dell’emigrazione (la dicitura recita “nell’anniversario dell’emigrazione italiana”), si trova anche scritto che era incinta (“con nascituro in grembo”). La scoperta è stata fatta parlando con un contadino del luogo; presso la sepoltura, Gianpietro e Paola si sono recati accompagnati anche da Zair, Ervino e Tania. Ora la famiglia Nesello si occuperà del recupero della lapide di Augusta, che spera sarà trasferita nella cappella, e si preoccuperà di far celebrare una Messa il 1°dicembre, nel giorno della scomparsa. Una sorpresa per tanti sospirolesi e sangregoriesi, ma anche per i parenti che ne ignoravano la storia. La vicenda della famiglia Nesello entra a far parte anche del patrimonio di saghe famigliari legate all’emigrazione, raccolte dall’Associazione sospirolese “Amici di Flores da Cunha”, di cui Gianpietro è consigliere.