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La SocietĂ  Veneta di Mutuo Soccorso di Manor

Manor, Pennsylvania, Stati Uniti d’America. Numerosi gli emigranti veneti giunti dall’altra parte dell’oceano tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, tanto da dar vita a una “SocietĂ  Veneta di Mutuo Soccorso”1.

Veneta ma aperta a «Qualunque lavoratore che parli la lingua Italiana», come si evince dall’articolo 7 dello Statuto approvato il 31 maggio del 1908.

Scopo del sodalizio, il sostegno e la solidarietĂ  tra gli associati. L’articolo 17 recitava: «In caso di malattia del socio la SocietĂ  è obbligata di versare al socio il sussidio legale di 5 dollari la settimana, purchĂ© egli sia in piena regola con l’amministrazione per il periodo di 9 mesi. Passati i tre mesi e continuando la malattia, il socio avrĂ  per altri 3 mesi mezzo sussidio ($2.50). Qualora il malato non guarisse l’assemblea deciderĂ  che cosa deve fare la SocietĂ  per il socio infermo».

Ancora – articolo 25 – «Qualora un membro fosse in prigione per ragioni non disonoranti, egli avrà la protezione e sarà difeso dalla Società».

Articolo 30: «Non appena giunge alla Società la notizia che uno dei membri è morto, il Presidente, il Segretario di Archivio ed il Consiglio debbono espletare i preliminari necessari per i funerali».

Articolo 32: «Qualora un socio morisse in seguito a disgrazia nella mina o in seguito a malattia è fatto obbligo ad ogni socio della Società di versare un dollaro alla famiglia dell’estinto».

L’associazione – dotata, tra i suoi organi amministrativi, di un “Comitato d’Investigazione” chiamato a discutere l’ammissione degli aspiranti soci – aveva inoltre stabilito regole piuttosto rigide sul comportamento che i membri dovevano tenere. L’obiettivo era rispettare quanto prefissato dall’articolo 3 dello Statuto: «Questa SocietĂ  ha per principii fondamentali LibertĂ , Fratellanza, Uguaglianza e Buoni Cittadini per membri».

L’articolo 18, per esempio, proibiva severamente ai soci ammalati «di recarsi nei Bars o dovunque per bere sostanze spiritose».

L’articolo 19, invece, stabiliva l’impossibilitĂ  di ricevere sussidi per i membri «affetti da mali venerei», per quelli «che riportassero ferite in rissa» (salvo la dimostrazione di aver agito per legittima difesa), o «che fossero ammalati per abuso di liquori».

Il 35 vietava «le sostanze di natura alcoolica, apportatrici di ebbrezza, nella Sala di riunione, nelle stanze, o nei locali appartenenti alla Società».

Il successivo articolo 36 precisava: «Se un membro o dei membri portano bevande che possono ubbriacare nella Sala di riunione, nelle stanze o nei locali appartenenti alla SocietĂ  e dispongono della stessa per vendita od altro, avranno inflitta la punizione dell’espulsione nel modo all’uopo previsto».

Nelle pagine di chiusura, lo Statuto riportava i soci fondatori. Un elenco dal quale risultano molti cognomi di emigrati bellunesi.

Documento gentilmente concesso da Tarcisio Bombassaro

1 Fondata ufficialmente il 18 febbraio 1908.

Non voglio perdermi nulla

Nella foto Gloria e i fratelli Elmer, Geno, Francesco e Silvio in una foto scattata in Italia prima del ritorno negli Stati Uniti
Nella foto Gloria e i fratelli Elmer, Geno, Francesco e Silvio in una foto scattata in Italia prima del ritorno negli Stati Uniti

La storia di emigrazione di Gloria Zucco ha origini lontane: parte dal nonno, Bortolo Zucco, il quale arrivò in America nel 1901 per lavorare nelle miniere di carbone della Pennsylvania; la scarsitĂ  di lavoro qua lo spinse a oltrepassare l’oceano perchè doveva mantenere sua moglie e i loro quattro figli, rimasti a FrassenĂ© di Fonzaso.

Nel 1913 Bortolo fu raggiunto da suo figlio Antonio “Tony” Zucco, che aveva allora 18 anni. Tony e suo padre lavorarono insieme come minatori nella cittadina di Lowber, PA. Nel frattempo Tony incontrò una ragazza italiana, Adelina Bracco, e si sposarono nel 1919; ebbero tre figli maschi e poi una figlia a cui diedero il nome di Gloria. Gloria aveva solo sei mesi quando nel 1928 Tony mandò la moglie Adelina e i suoi quattro figli in Italia a conoscere la suocera e le sorelle. Al suo arrivo qui Adelina scoprì di essere incinta e così il quinto figlio, Francesco, nacque a Frassenè nel 1929. Quella che doveva essere una breve visita risultò durare 6 lunghi anni, perchè Tony perse il suo lavoro di minatore a causa della Grande Depressione Americana del 1929. Finalmente nel 1934 Tony riuscì a mettere insieme i soldi sufficienti per il viaggio, così la moglie e i cinque figli poterono far ritorno negli Stati Uniti. Gloria non ha mai dimenticato la sua fanciullezza a Frassenè ed ha un vivido ricordo anche della sua partenza dall’Italia: tutto il paese li accompagnò allora a piedi alla stazione di Feltre, dove presero il treno per Genova: qui si imbarcarono sulla nave Conte di Savoia che raggiunse la costa statunitense. Nel 1945 Gloria sposa Lester Mulholland, figlio di una padovana emigrata negli Stati Uniti nel 1903. Lester ha servito la flotta statunitense nella Seconda Guerra Mondiale e poi ha lavorato per la Westinghouse Electric Corporation. Gloria e Lester hanno avuto quattro figli: Linda, Lee, Gary e Bruce. Dapprima Gloria rimase a casa ad accudire i suoi figli, poi per 18 anni lavorò come cuoca presso la locale scuola elementare. Ha cucinato anche per la sua chiesa, St. Januarius (San Gennaro), preparando specialitĂ  italiane per il clero e i membri della comunitĂ  parrocchiale. Da quel lontano 1934 non aveva piĂą fatto ritorno in Italia; è arrivata nel settembre scorso, in compagnia dei suoi figli e dei suoi nipoti. Non vedeva l’ora di poter riscoprire i sapori dei cibi della nostra terra (in particolare la polenta) e di rivedere il paese dove ha trascorso i suoi primi anni di vita. A chi si preoccupava se camminare per il centro storico di Feltre o andare sul Campon d’Avena fosse faticoso per lei, coi suoi occhi attenti ed estasiati rispondeva: “I don’t want to miss a thing!”- non voglio perdermi niente!

Storia raccolta da Luisa Carniel,
con la collaborazione di Sara Marcon