Dalla Libia alla Francia
Unâemigrazione durata quarant’anni. E una vita lavorativa vissuta interamente allâestero. Ă la storia di Luigi Tormen, raccontata dalle figlie Luigina e Adele, partecipi anchâesse, insieme al padre e alla madre, Maria Camana, dellâesperienza, spesso dura, della vita al di fuori del proprio paese natale.
«Nostro papĂ – precisano le due sorelle – Ăš nato a Belluno il 15 ottobre 1909. Nel 1930 Ăš in Libia, dove inizia a lavorare nellâimpresa di costruzioni Lonati di Tripoli, prima come muratore e poi come assistente». Partecipa alla realizzazione di opere importanti, come la nuova sede Infail* di Tripoli, e ai lavori di difesa a Castel Benito. Il 28 novembre del 1936 sposa Maria (nata il 2 agosto 1910).
… ho lâimmagine vivida del bunker in cui vivevamo e del fatto che intorno a noi câera solo sabbia.
«Prima di sposarsi si erano scritti per ben sette anni – racconta Luigina – Io sono nata nel 1938. Ero bambina, della Libia non ho molti ricordi, ma ho lâimmagine vivida del bunker in cui vivevamo e del fatto che intorno a noi câera solo sabbia. E ricordo bene il ritorno in Italia: papĂ aveva firmato per rientrare con lâultima nave, solo per donne e bambini».
Ma ecco il ricatto: era il 1941 e sarebbe potuto salire a bordo solo a patto di partire per la guerra se lâItalia vi fosse entrata. E cosĂŹ fu. Nel 1942 Ăš in Albania. Nel 1943 la guerra lo porta in Francia, in Costa Azzurra. «Provvidenzialmente, e senza aspettarselo, incontra sua sorella, che aiutava i soldati dando loro del cibo». Lâ8 settembre, data dellâarmistizio, fugge da Cagnes-sur-Mer e arriva a Verona, dove Ăš salvato dal rastrellamento tedesco grazie allâaiuto di una donna che, quando scendono dal treno, finge che Luigi sia suo marito.
In Italia non câĂš lavoro e nel 1946 decide di emigrare di nuovo in Francia, clandestinamente: fino a Torino in treno, poi attraversa a piedi il Piccolo San Bernardo. Oltre confine puĂČ contare sullâappoggio del cognato Rodolfo e inizia a lavorare nellâimpresa âWeilerâ, a Morhange, nel dipartimento della Mosella, dove poi lavorerĂ anche Luigina.
… noi italiani eravamo visti male, non era semplice integrarsi.
«Nel luglio 1947, dopo la domanda di ricongiunzione – spiega ancora Luigina – io e mia mamma lo raggiungiamo». Luigina ricorda gli anni di stenti. «Nel 1951 nasce mia sorella Adele. In Alsazia Lorena, prima territorio tedesco e poi francese, noi italiani eravamo visti male, non era semplice integrarsi. Vivevamo in una baracca. Ma un poâ alla volta le cose cambiano. Io a nove anni inizio a fare lavoretti in un panificio, mia madre dai contadini. E la gente comincia ad avere stima di noi, finchĂ© riusciamo ad acquistare una casetta».
Nel 1970 Luigi ottiene la pensione dâinvaliditĂ per eczema da cemento e la famiglia torna in Italia, a Castion, dove realizza il sogno di costruirsi la casa tanto desiderata, casa in cui Luigina e Adele vivono tuttâora. «La dipartita del papĂ Ăš avvenuta nel 1983, quella della mamma nel 1990 – concludono le due sorelle – rimane il ricordo di anni belli e sereni dopo il ritorno a Castion».
Martina Reolon
*L’Istituto nazionale fascista per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro.
